Concept dell’installazione:
La scelta concettuale alla base dell’opera (che ha lo scopo di ricordare i 20 anni della Fiber Art chierese) ha voluto utilizzare una chiave interpretativa insolita e trasversale: quella dell’allestimento.
Questa volontà nasce dalla consapevolezza professionale che ogni mostra è comunicazione e si esprime attraverso il linguaggio delle opere d’arte che la compongono, ma al contempo, le opere stesse sono comunicate dal “sistema” mostra. Le opere d’arte quindi trovano nella mostra il loro momento di trasmissione. Per questo l’allestimento diventa, per me, metonimia della mostra. Culturalmente parlando invece, intervenire con qualsiasi altro approccio avrebbe portato sia ad una dicotomia semantica (facendo perdere di comunicatività), sia a generare fraintendimenti filologici, iconografici e linguistici, determinando il fallimento espressivo dell’installazione.
Se TRAME D’AUTORE è stata la scintilla che ha sviluppato il fuoco della Fiber Art italiana, gli artisti sono stati l’energia e le mostre di Trame d’autore sono state il momento di trasmissione e di divulgazione. Per questo l’installazione 20 CAMBIAMENTI vuole ricordare ed interpretare l’esperienza di Trame d’Autore non tramite un artefatto d’arte (perché un opera d’arte non potrà mai rappresentarne altre), ma attraverso la sua matrice espositiva grazie ad un “arte-fatto” installativo. Da qui nasce l’idea di un “modulor” che rappresenta la maglia: matrice espositiva, modulo linguistico-comunicativo base, modulo architettonico (parete espositiva) e (non ultimo) maglia della tessitura (trama ed ordito). Esso è rappresentato da un quadrato di 20 cm per lato. 20 moduli base compongono l’installazione. Il numero 20 ritorna come un mantra e regola e rapporta la composizione nelle sua parti e col contesto espositivo. Ciascuna maglia-modulo, uguale per forma e colore, si tipicizza univocamente grazie a 20 elementi; questi ultimi sono uguali nel singolo modulor, ma diversi da modulor a modulor. Questi sono elementi (tecnici e scenici) che provengono dagli allestimenti realizzati in questi 20 anni: ad esempio i fili di nylon del silent-gliss usati nella prima biennale, i chiodi usati nella prima biennale al Vajro, le farfalle in origami del primo Young Fiber Contest, i tasselli della seconda biennale, etc. Il numero 20 ritorna anche come rapporto dimensionale tra le parti e, come gli allestimenti devono adattarsi al contesto architettonico, l’installazione si adegua agli spazi espositivi componendosi in layout sempre diversi.

opera fa parte della Collezione Civica di Fiber Art di Chieri
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